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Responsabile Renzo Boldorini
Settore di ricerca Anatomia Patologica
Personale docente Caterina Casadio  Marcello Garavoglia  Marisa Gariglio
Personale non-docente Sara Allegrini  Umberto Miglio  Rosanna Mezzapelle  Alessia Paganotti  Claudia Veggiani  Jlenia Antona  Paolo Ravanini  Elena Maldi
Obiettivi della ricerca 1) Identificazione di sequenze genomiche di Merkel Cell Polyomavirus in tessuti prelevati in autopsie non selezionate di soggetti deceduti per cause naturali
Risultati ottenuti 1) Il Merkel cell polyomavirus (MCV), scoperto nel 2008 dal gruppo di Feng, è indicato come possibile agente eziologico di un raro tumore cutaneo, il carcinoma a cellule di Merkel (MCC). Per MCV non esistono dati certi, soprattutto a riguardo di possibili siti di latenza e modalità di trasmissione. Nel 2012 è stato condotto dal nostro gruppo uno studio sistematico sui tessuti autoptici di 10 pazienti deceduti per cause naturali o accidentali, immunocompetenti, con l’obiettivo di identificare eventuali siti di latenza di MCV, che ne possano far ipotizzare una possibile via di trasmissione. Sono stati prelevati i seguenti campioni istologici: encefalo, cuore, fegato, polmoni, vescica, reni, cute, prostata, milza, intestino, stomaco, ovaie, utero, sangue intero, per un totale di 151 campioni. E’ stata eseguita Real-Time qPCR per l’amplificazione di una sequenza di 59 bp, conservata e codificante per la proteina capsidica VP1 di MCV, per identificare la presenza del virus ed determinare quantitativamente le copie virali. DNA di MCV è stato riscontrato in tutte le autopsie esaminate, per un totale di 21 di 151 campioni (13,91%), distribuiti come segue: polmone (30%), sangue intero (30%), rene (30%), cute (30%), stomaco (30%), vescica (20%), siero (10%), encefalo (10%), cuore (10%), intestino (10%). Mentre fegato, milza, prostata, utero e ovaie sono risultati negativi. L`organo con la carica virale media più elevata è la cute. Inoltre non è stato possibile correlare l`infezione da MCV con nessuno quadro clinico-patologico presente nei diversi pazienti esaminati, ma nel paziente 7 era presente una lieve infezione attiva da MCV. Dai risultati emersi, si può ipotizzare che MCV si comporti come gli altri membri dei PVs umani, ovvero sia un virus ubiquitario in grado di stabilire una latenza in vari organi, con una probabile preferenza per la cute, fino a che cambiamenti dei livelli di immunocompetenza nell`ospite non rendano favorevole lo sviluppo di patologie connesse (attualmente ignote) oppure favoriscano lo sviluppo tumorale.  
Obiettivi della ricerca 2) Ricerca di sequenze genomiche di virus di interesse umano in insetti vettori raccolti presso aree rurali nelle province di Modena e Bologna
Risultati ottenuti 2) Negli ultimi decenni sono emerse patologie di interesse umano trasmesse da insetti vettori, incluse le patologie virali trasmesse da zanzare. Le principali famiglie virali coinvolte nello sviluppo di tali patologie, che includono membri trasmessi da zanzare endemiche in Europa, sono rappresentate da virus a RNA con envelope appartenenti ai generi Flavivirus, Alphavirus e Othobunyavirus. I virus più rappresentativi appartengono al genere Flavivirus e includono il West Nile virus (WNV) e l’Usutu virus (USUV), entrambi appartenenti al sierogruppo dell’Encefalite Giapponese. In Italia, questi virus sono stati identificati nelle zanzare, negli uccelli e negli esseri umani provenienti dalle regioni Emilia Romagna e Veneto. E’ stato condotto dal nostro gruppo, in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Università di Helsinki, uno studio preliminare volto ad investigare la presenza di Flavivirus con vettore le zanzare all’interno di una popolazione di zanzare catturate in aree rurali del Bolognese e del Modenese, utilizzando metodi molecolari specifici per genere e famiglia. In particolare è stato ricercata ed analizzata la regione altamente conservata del gene N5 dei Flavivirus mediante sequenziamento diretto, in 62 pools di zanzare raccolte mediante trappola a CO2. Lo studio ha evidenziato la presenza di Flavivirus in 5 di 62 pool di zanzare esaminati; inoltre sono state identificate per la prima volt in Europa, sequenze genomiche di Japanese Encephalitis Virus (JEV). Sono in corso ulteriori indagini virologiche su pool di zanzare già raccolte nelle zone precedentemente indicate che stanno evidenziando la presenza di altri virus di interesse umano, con possibili ricadute in termini epidemiologici e di prevenzione sanitaria. 
Obiettivi della ricerca 3) Analisi mutazionale del gene EGFR e degli effettori a valle in campioni clinici di mesotelioma pleurico maligno.
Risultati ottenuti 3) Obiettivo di questo studio è stato quello di effettuare uno screening mutazionale del gene EGFR e dei suoi principali effettori di segnale a valle (KRAS, BRAF e PI3KCA) in una casistica non selezionata di mesoteliomi pleurici maligni per valutare: a) la frequenza di tali mutazioni, b) il loro significato prognostico e c) il loro possibile uso come predittori di risposta alle terapia antitumorali bersaglio-specifiche. Sono stati esaminati 77 campioni istologici di mesotelioma maligno pleurico (MPM): 59 epitelioidi, 10 bifasici e 8 sarcomatoidi. Le mutazioni geniche sono state ricercate mediante sequenziamento diretto, real-time PCR e mutant-enriched PCR. Mutazioni geniche sono state identificate in 9 casi (12%): 5 KRAS, 3 BRAF e 1 PI3KCA, mentre non è stata identificata nessuna mutazione di EGFR. Da questi dati è emerso che non ci sono state differenze statisticamente significative di sopravvivenza nei due gruppi di pazienti (mutati vs wild-type) (P=0.552). E’ stato interessante notare che tutti i pazienti con mutazione del gene KRAS sono stati esposti lavorativamente all’asbesto; tra i pazienti esposti all`asbesto, inoltre, quelli con KRAS mutato hanno presentato prognosi peggiore rispetto a pazienti KRAS WT; nessun paziente con mutazioni di BRAF o PI3KCA riferiva esposizione all`asbesto. La reale frequenza delle mutazioni da noi ricercate potrebbe essere sottostimata dal ridotto numero di campioni; pazienti con profilo molecolare indicante resistenza a farmaci anti-EGFR (a causa della presenza di mutazioni di KRAS, BRAF o PI3KCA) potrebbero essere indirizzati verso più recenti target-therapies.
 
Obiettivi della ricerca 4) Stato mutazionale del gene KRAS negli adenocarcinomi pancreatici e suo significato prognostico

Risultati ottenuti 4) Mutazioni del gene KRAS sono state riscontrate in circa il 90% degli adenocarcinomi pancreatici, suggerendone un ruolo iniziale nella carcinogenesi e inducendo alcuni autori a proporre la ricerca di mutazioni nei margini di resezione chirurgica indenni da neoplasia come fattore predittivo per l’insorgenza di recidiva loco-regionale. Nel nostro studio sono stati analizzati 27 pazienti con adenocarcinoma pancreatico sottoposti a pancreaticoduodenectomia con minimo 12 mesi di follow-up e aventi, all’esame istologico, margini di resezioni indenni da neoplasia. La ricerca di mutazioni in KRAS è stata effettuata mediante metodica Mutant-Enriched PCR che mostra una sensibilità di circa 0,1%. Quattordici pazienti erano maschi (52%) e 13 femmine (48%) con una media di età di 67 anni alla diagnosi. L’indagine mutazionale ha mostrato 23 campioni di adenocarcinoma pancreatico con mutazione di KRAS (23/27 – 85.2%), in dettaglio: 13/27 G12D (48.1%), 4/27 G12R (14.8%), 3/27 G12V (11.1%), 1/27 G12A (3.7%), 1/27 G12C (3.7%), 1/27 G12S (3.7%). Solo 4 pazienti mostravano KRAS WT nel tumore (4/27 – 14.8%). L’indagine sui relativi margini di resezione ha identificato un solo campione mutato mostrante la medesima mutazione del tumore (G12D 1/27 – 3.7%). Dall’indagine statistica non si è osservata alcuna correlazione tra tipo e frequenza di mutazione e overall survival (OS), sebbene la OS media sembra indicare una tendenza di migliore sopravvivenza per quei pazienti con mutazioni diverse da G12D (25 ± 4.5 vs 31.5 ± 5.6 mesi). Quattro pazienti hanno avuto una recidiva locale, nessuno dei quali mostrava mutazioni di KRAS nel margine di resezione.
I nostri dati, assai preliminari vista l`esiguità della casistica, sembrano indicare che l`analisi mutazionale di KRAS nei carcinomi pancreatici non aggiunga informazioni per quanto riguarda la probabilità di recidiva locale; sarebbe importante aumentare la numerosità dei campioni per confermare il dato preliminare di possibile significato prognostico mutazione-specifico del gene KRAS.

 
Collaborazioni in atto Michele Carbone. University of Hawai`i, Cancer Center
Honolulu, Hawai‘i

Milo Frattini. Istituto Cantonale di Patologia
Locarno, Svizzera

Raphael Viscidi. Johns Hopkins Medical School
Baltimora, Maryland, USA

Eili Huhtamo. Department of Virology, Haartman Institute, Faculty of Medicine, University of Helsinki
Helsinki, Finland 
Comunicazioni a congressi Abstract: "ERCC1 is a Prognostic Marker in Malignant Pleural Mesothelioma"
Miglio U, Mezzapelle R, Rena O, Buosi R, Alabiso O, Casadio C, Boldorini R.
2012 Chicago Multidisciplinary Symposium in Thoracic Oncology - 6-8/09/2012.

 
Pubblicazioni
Clinical-pathological changes in differentiated thyroid cancer (DTC) over time (1997-2010): data from the University Hospital "Maggiore della Carità" in Novara.
Different Expression and Function of the Endocannabinoid System in Human Epicardial Adipose Tissue in Relation to Heart Disease.
Epidermal growth factor receptor gene analysis with a highly sensitive molecular assay in routine cytologic specimens of lung adenocarcinoma.
Extra-osseous Ewing sarcoma of the thyroid gland mimicking lymphoma recurrence: A case report.
Pseudo-myelofibrosis: a new clinical entity.
K-RAS mutation analysis in a case of pancreatic cystic tumour: an additional tool in making decision of surgical management.
NLRP1 polymorphisms in patients with asbestos-associated mesothelioma.
Nicotinamide phosphoribosyltransferas (NAMPT)is over-expressed in melanoma lesions.
Japanese encephalitis virus RNA detected in Culex pipiens mosquitoes in Italy.