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Responsabile Gianni Bona
Settore di ricerca Pediatria Generale e Specialistica
Personale docente Antonella Petri   
Personale non-docente Giulia Genoni  Silvia Parlamento  Alice Monzani  Erica Pozzi  Stefania Moia  Gillian Walker      
Obiettivi della ricerca 1) L’approccio proteomico ha identificato l’adiponectina multimerica come principalmente coinvolta nel deficit di vitamina D nell’obesità pediatrica.
Risultati ottenuti 1) Scopo dello studio: valutare le differenze nel profilo proteomico plasmatico in bambini obesi in rapporto alla 25OHD circolante ed al trattamento sostitutivo con vitamina D3.
In analisi 42 soggetti pediatrici divisi in due gruppi: G1 (18 soggetti con livelli deficitari di vitamina D); G2 (24 soggetti con normali livelli di vitamina D). 8 soggetti G1 sono stati trattati per 12 mesi con 400 UI/die di Vitamina D3. Le valutazioni plasmatiche proteomiche sono state eseguite con 2D-elettroforesi prima con IPG pH3-10 e successivamente con IPG più ristretto; sono state eseguite quantificazioni di spot, di peso molecolare e di pI. 28 spot si sono dimostrati diversi (p<0.05) tra G1 e G2. L`analisi ristretta a IPG pH3-6 ha identificato 20 spot diversi tra i gruppi (p<0.05). Tra le proteine up-regolate nel 20% dei casi si è identificata l`adiponectina, scelta per uno studio conformazionale sulla base del suo ruolo nell’obesità. L’analisi tramite WIB ha mostrato: livelli di adiponectina monomerica maggiori nei soggetti G2 rispetto ai G1 (p<0.035). L’80% dei soggetti G1 trattati con vitamina D3 ha normalizzato i livelli di 25OHD e incrementato del 13.4% dei livelli di adiponectina (p<0.01). I livelli di HMW adiponectina in G1 erano significativamente inferiori (p=0.015) rispetto a G2, ed aumentavano dopo terapia ( p<0.02). Il deficit di vitamina D è associato ad alterata espressione di adiponectina che aumenta con la somministrazione della vitamina D3. Da chiarire come la vitamina D agisca sulla produzione di adiponectina in adipociti. 
Obiettivi della ricerca 2) Ipotiroidismo subclinico nell`obesità pediatrica e implicazioni metaboliche.
Risultati ottenuti 2) Determinare la prevalenza di ipotiroidismo subclinico nella popolazione pediatrica sovrappeso e obesa e la sua associazione con parametri metabolici e sindrome metabolica. Arruolati 600 soggetti sovrappeso e obesi, valutati: anamnesi, clinica, auxologia e biochimica. I livelli di TSH sono stati valutati in quartili e considerati patologici se > 3.500 µUl/ml. Nei soggetti con TSH alterato è stata valutata la presenza di tiroidite autoimmune.Risultati:75 soggetti (12.5%)con livelli di TSH alterati di cui, 10 (13.3%)con positività per gli anticorpi anti-tiroide. L’età è risultata diminuire con l’aumentare del TSH (p<0.0001) e il numero dei soggetti prepuberi è risultato aumentare con l’aumentare del TSH (p<0.006). Il colesterolo non-HDL (p<0.03), i trigliceridi (p<0.0001), l’indice PNFI (p<0.0001), la glicemia basale (p<0.043), il picco glicemico (p<0.03), l’AUC della glicemia (p<0.01) e l’HOMA-IR (p<0.04) aumentavano consensualmente al TSH. Non differente prevalenza della sindrome metabolica tra i quartili di TSH o nei soggetti con TSH alterato. Si è riscontrata una correlazione negativa tra l’età ed il TSH (β= -0.122; p<0.003) ed una correlazione positiva tra il TSH ed il colesterolo non-HDL (β=0.095; p<0.02), trigliceridi (β=0.232; p<0.0001), PNFI (β=0.185; p<0.0001) e glicemia basale (β=0.107; p<0.01) in modo indipendente dai fattori confondenti.
L’associazione del TSH con i parametri metabolici suggerisce un ruolo dell’asse tireotropo nella regolazione di: quadro lipidico e metabolismo del glucosio; la mancata associazione con la sindrome metabolica suggerisce come tale asse possa modulare solo specifiche alterazioni metaboliche. 
Obiettivi della ricerca 3) Screening genetico del gene THR-Beta responsabile della sindrome da resistenza agli ormoni tiroidei.
Risultati ottenuti 3) La sindrome da resistenza agli ormoni tiroidei (RTH) è un raro disordine con ridotta risposta dell’ipofisi e dei tessuti periferici all’azione dell’ormone tiroideo, che risulta in più elevate concentrazioni. Nella maggior parte dei casi, la causa consiste in mutazioni nel gene che codifica per l’isoforma β del recettore nucleare per l’ormone tiroideo (THRB). Nel 75-80% dei casi si presenta in forma eredito-familiare a trasmissione autosomica dominante (circa 1/40.000 nati vivi).
In studio 38 pazienti (21 maschi e 17 femmine) di diversi centri Italiani con valori persistentemente elevati di ormoni tiroidei e normo-elevati di TSH. L’analisi molecolare è stata condotta su DNA genomico, estratto da sangue periferico; gli esoni 7-10 del gene THRB e le regioni introniche sono stati amplificati con PCR ed i campioni analizzati tramite sequenziamento diretto.
Nel gene THRB sono state identificate in eterozigosi tre mutazioni missenso note (A234T, R438H e P453A), in regione C-terminale del recettore, e tre SNPs noti (rs3752874 (F245F), rs2278802 e rs13063628). In una bambina di 3 anni e nella madre, affetta da alterata funzione tiroidea, è stata identificata la nuova variazione missenso (I276N) nell’esone 8 in eterozigosi; il suo ruolo nella patogenesi di RTH sarà oggetto di studi funzionali in vitro. 
Collaborazioni in atto Mullis PE. University Children`s Hospital, Pediatric Endocrinology, Inselspital, CH-3010 Bern, Switzerland. 
Comunicazioni a congressi  
Pubblicazioni
Growth hormone deficiency associated with 22q11.2 Deletion: a case report.
Early diagnosis of Fabry disease in children
Neurofibromatosis type 1 and hypertension in pediatrics: case report
Maria Sandrucci: up-to-date with science, supporter of equal rights
A novel HESX1 splice mutation causes isolated GH deficiency by interfering with mRNA processing.
Poor oral hygiene and gingivitis are associated with obesity and overweight status in paediatric subjects.