Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali

sito non più aggiornato
 

Sezioni

Tu sei qui: Home / Ricerca / 2010

Responsabile Renzo Boldorini
Settore di ricerca Anatomia Patologica
Personale docente Guido Monga  Mario Pirisi 
Personale non-docente Sara Allegrini  Umberto Miglio  Ilenia Nestasio  Alessia Paganotti  Claudia Veggiani  Jlenia Antona  Rosanna Mezzapelle   
Obiettivi della ricerca 1) Applicazione della tecnica di ibridazione in situ fluorescente (FISH) nella diagnostica citologica delle neoplasie del tratto bilio-pancreatico.
Risultati ottenuti 1) Negli anni 2009 e 2010 è proseguito lo studio, analizzando 70 con sospetto di colangiocarcinoma (CCA). L'indagine citologica mediante brushing delle vie biliari è quella più frequentemente utilizzata per la sua elevata specificità diagnostica anche se caratterizzata da limitata sensibilità. Scopo dello studio è stato quello di valutare se l'indagine FISH, eseguita su brushing delle vie biliari, possa migliorare la sensibilità diagnostica nei CCA; inoltre si è valutata la possibilità di introdurre la metodica FISH nella diagnostica di routine. Dei 70 pazienti, 40 erano maschi e 30 femmine (età media 69,8 anni). In tutti i casi sono stati eseguiti due brushing distinti: il primo destinato all'indagine citologica e il secondo per l'indagine FISH, eseguita utilizzando 3 sonde centromeriche (cromosomi 3, 7, 17) e una sonda locus specifica per il gene p16 (9p21). L'esame citologico è stato classificato come: inadeguato, negativo, sospetto o positivo per neoplasia. La positività della metodica FISH è stata valutata rispettando i criteri proposti da Moreno-Luna et al.: ≥ di 5 cellule con guadagno di due o più cromosomi, o ≥ di 10 cellule con trisomia del cromosoma 7 o 3, o ≥ di 12 cellule con delezione 9p21. La concordanza diagnostica delle due metodiche è stata valutata in termini di sensibilità e specificità confrontando i dati con la diagnosi definitiva ottenuta mediante esame istologico, RM o TC. Il confronto tra citologia e diagnosi definitiva ha mostrato differenze soprattutto in termini di sensibilità quando i casi sospetti sono stati considerati negativi invece che positivi (58% vs 77%). L'indagine FISH ha invece mostrato una sensibilità del 90% e specificità 94%. I risultati dello studio hanno pertanto mostrano un aumento della sensibilità e specificità della metodica FISH, dimostrando la sua utilità nella pratica clinica non come alternativa alla citologia tradizionale, ma come metodica “ancillare”, soprattutto nei casi citologicamente in conclusivi (Lavoro accettato sulla rivista Pathology). 
Obiettivi della ricerca 2) Determinazione dello stato mutazionale dei geni KRAS e BRAF nell'adenocarcinoma pancreatico e nel relativo margine di resezione chirurgica istologicamente indenne da neoplasia.
Risultati ottenuti 2) Per questo progetto sono stati analizzati 23 pazienti con adenocarcinoma pancreatico sottoposti a cefaloduodenopancreasectomia afferenti presso la divisione di Chirurgia dell'Ospedale Maggiore di Novara dal 1996 al 2009, selezionando i casi presentanti margini di resezione chirurgica istologicamente indenni da neoplasia. Il tumore al pancreas ha prognosi infausta a causa della sua aggressività biologica e alla diagnosi che solitamente avviene in stadio avanzato. In pazienti con margine di resezione istologicamente indenne da neoplasia, si è osservata recidiva suggerendo che alterazioni genetiche a carico di cellule morfologicamente normali siano predittive di recidiva neoplastica. Mutazioni del gene KRAS sono state osservate nel 90% degli adenocarcinomi pancreatici, indicando un possibile ruolo di questo gene nello sviluppo della patologia. Lo scopo dello studio è stato quello di analizzare la presenza di mutazioni a carico dei geni KRAS e BRAF in margini di resezione indenni da neoplasia, per determinare una possibile associazione tra anomalie genetiche e sopravvivenza dei pazienti. Da preparati istologici di tumore e margine di resezione è stato estratto DNA su cui, mediante sequenziamento diretto, sono state ricercate mutazioni a carico del codone 12 e 13 del gene KRAS e del nucleotide 1799 del gene BRAF (V600E). In tutti i casi il gene BRAF è risultato WT, mentre il gene KRAS è risultato mutato nel 78% dei tumori e nel 26% dei margini di resezione. La mutazione più frequente nei campioni neoplastici è stata Gly12Asp (78%), presente invece in tutti i margini di resezione positivi (100%). Dai risultati di questo studio sembra emergere un possibile ruolo delle mutazioni a carico del gene KRAS nei margine di resezione indenni da neoplasia, con una scarsa sopravvivenza del paziente, ipotizzando un futuro ruolo dell'indagine mutazionale sui margini di resezione come indicatore predittivo della sopravvivenza del paziente. 
Obiettivi della ricerca 3) Analisi dell'espressione dell'Epidermal Growth Factor Receptor (EGFR) nel mesotelioma pleurico maligno e relative implicazioni cliniche.
Risultati ottenuti 3) Il mesotelioma pleurico maligno (MPM) è una neoplasia relativamente rara con una sopravvivenza tra i 6 e i 12 mesi. Secondo la classificazione WHO si distinguono tre tipi di MPM: epiteliomorfo, sarcomatoso e bifasico. Obiettivo di questo studio è valutare l'espressione di EGFR mediante metodiche di immunoisochimica (IHC) e di ibridazione in situ fluorescente (FISH) in campioni di MPM di pazienti afferenti presso la Chirurgia Toracica dell'Ospedale Maggiore di Novara, dal 2005 al 2009. Sono stati selezionati 83 pazienti affetti da MPM (58 maschi-70% e 25 femmine-30%): 57 casi con mesotelioma epiteliomorfo (69%), 6 casi sarcomatoso (7%) e 20 casi bifasico (24%). L'indagine IHC ha mostrato uno score di positività 3+ in 38/83 campioni (46%), di cui 30/38 erano epiteliomorfi (79%) e i restanti 8 bifasici (21%), mentre 24/83 sono risultati 2+ (29%), 8 con uno score 1+ (9%) e 13 campioni non hanno mostrato overespressione proteica (16%). Sono stati successivamente analizzati mediante metodica FISH i casi classificati come 3+ mediante IHC: 3/38 (8%) campioni analizzati ha mostrato positività FISH per l'amplificazione del gene EGFR (1/38 alta polisomia-2%; 2/38 amplificazione-6%), mentre i restanti 35/38 (92%) sono stati classificati come negativi (28/38 disomici-73%; 5/38 bassa trisomia-13%; 1/38 alta trisomia-2%; 1/38 bassa polisomia-2%). I risultati ottenuti mediante l'utilizzo di entrambe le metodiche sono stati correlati con i dati di sopravvivenza dei pazienti, senza però evidenziare differenze tra i campioni positivi 3+ in IHC e quelli negativi. Risultati analoghi sono stati osservati anche con l'utilizzo della FISH. Si è inoltre evidenziato come la valutazione IHC non sembra avere un riscontro molecolare con lo status genico di EGFR. La bassa casistica non permette di trarre conclusioni definitive, tuttavia test di IHC o FISH non sembrano essere indicativi come fattori prognostici e/o predittivi per il MPM. 
Collaborazioni in atto Prof. Kamel Khalili,
Department of Biology - Center for Neurovirology and Cancer Biology
203 Biology-Life Sciences Building
Temple University
Philadelphia, PA 19122
USA

Prof. Raphael Viscidi,
Department of Molecular Microbiology and Immunology
Johns Hopkins University
Baltimora
USA

Dott. Milo Frattini,
Laboratorio di Diagnostica Molecolare
Istituto Cantonale di Patologia
6601 Locarno
Svizzera  
Comunicazioni a congressi   
Pubblicazioni
Primary vulvar Ewing`s sarcoma/primitive neuroectodermal tumor in a post-menopausal woman: a case report.
Mutations in the external loops of BK virus VP1 and urine viral load in renal transplant recipients
Viral infection in bone marrow transplants: is JC virus involved?
Role of HPV testing in the follow-up of women treated for cervical dysplasia
Phlebotomy improves histology in chronic hepatitis C males with mild iron overload.
Peritoneal psammocarcinoma diagnosed by a Papanicolau smear: a case report.
BK virus sequences in specimens from aborted fetuses
Reliability and reproducibility of the edmondson grading of hepatocellular carcinoma using paired core biopsy and surgical resection specimens.