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Responsabile Renzo Boldorini
Settore di ricerca Anatomia Patologica
Personale docente Guido Monga   
Personale non-docente Claudia Veggiani  Alessia Paganotti  Umberto Miglio  Sara Allegrini  Massimo Sartori  Serena Delbue  Sara Tremolada  Mauro Zaffaroni
Obiettivi della ricerca 1) Valutazione comparativa citologia-FISH nella diagnosi dei carcinomi delle vie biliari.
Risultati ottenuti 1) L’indagine citologica è largamente utilizzata nella diagnostica delle neoplasie delle vie biliari, dimostrando elevata specificità ma bassa sensibilità. Scopo del nostro studio è stato di valutare se l’utilizzo contestuale della metodica FISH-citologia tradizionale su brushing delle vie biliari in pazienti con sospetta neoplasia, consenta un miglioramento della sensibilità diagnostica. Sono stati analizzati 24 brushing di altrettanti pazienti con ittero ostruttivo e stenosi delle vie biliari; 13 maschi e 11 femmine (età compresa 48-87 anni). In tutti i casi sono stati effettuati due brushing distinti, uno colorato con metodica Papanicolaou, l’altro su cui è stata eseguita FISH mediante l’utilizzo di tre sonde centromeriche (cromosomi 3, 7, 17) e una locus specifica per il gene p16 (9p21) marcate con differenti fluorocromi. L’indagine citologica è stata effettuata separatamente da due esperte citologhe e i risultati sono stati classificati come: inadeguato, negativo, sospetto e positivo per neoplasia. La concordanza diagnostica è stata valutata in termini di sensibilità, specificità, valore predittivo positivo e valore predittivo negativo delle due metodiche. Con l’indagine citologica si è verificata concordanza tra le due osservatrici in 21 campioni(21/24, 87,5%): 6 casi positivi per neoplasia, 7 sospetti, 7 normali e 1 inadeguato, mentre 3 casi neoplastici per un’osservatrice risultavano sospetti per l’altra (discordanza 3/24, 12,5%). La metodica FISH evidenziato una sensibilità del 90%, una specificità dell’86% con valore predittivo positivo del 95% e valore predittivo negativo 75%, rispetto alla diagnostica citologica che ha evidenziato valori inferiori di sensibilità, valore predittivo positivo e negativo e con sovrapponibili valori di specificità. I risultati del nostro studio suggeriscono un impiego routinario della metodica FISH nella diagnostica citologica delle neoplasie delle vie biliari.  
Obiettivi della ricerca 2) Indagine sulla trasmissione materno-fetale dell`infezione da Polyomavirus umani: studio di una casistica non selezionata durante tutto il decorso della gravidanza.
Risultati ottenuti 2) Il presente progetto rappresenta la continuazione di una precedente investigazione limitata al terzo trimestre di gravidanza che sostanzialmente non aveva dimostrato la possibilità di una trasmissione materno-fetale dell’infezione da Polyomavirus umani. Nello studio attuale l’indagine si è estesa a tutto il periodo della gravidanza, mediante analisi di campioni di urine e sangue materni al primo, secondo e terzo trimestre di gravidanza, e alla analisi di sangue di cordone ombelicale al momento del parto e del neonato nei primi giorni dopo la nascita e al primo mese di vita, prelevato durante i controlli di routine per la identificazione di malattie geneticamente trasmesse. Nei sopraelencati campioni sono state effettuate l’indagine citologica delle urine per identificare l’eventuale riattivazione virale, la ricerca di genoma virale mediante tecnica PCR qualitativa ed eventuale quantificazione in caso di positività (regione genomica LT) e valutazione del quadro immunologico mediante ricerca di anticorpi precoci e tardivi di infezione virale mediante metodica ELISA. Queste ultime tecniche sono state eseguite grazie a collaborazione con Prof. R. Viscidi, Baltimora. Dal 16/05/2008 ad oggi sono state arruolate nello studio 27 donne gravide (range di età 21-36 anni; media 28.9; mediana 28), di cui 25 in corso di gravidanza mentre 2 donne sono andate incontro ad aborto. I campioni urinari raccolti sono risultati tutti negativi all’indagine citologica, mentre all’indagine molecolare qualitativa sono risultati positivi il 56% dei campioni, identificando nel 42,8% BKV, nel 28,6% JCV e nel 28.6% co-infezione BKV-JCV. Nessuno dei campioni di siero materni analizzati è risultato positivo al DNA dei PVs. L’analisi immunologica tramite ELISA dei campioni di siero raccolti è ancora in corso pertanto non sono ancora disponibili i risultati. 
Obiettivi della ricerca 3) Valutazione del significato delle mutazioni genomiche nella regione codificante VP di BK Virus in campioni clinici di soggetti portatori di trapianto renale con e senza nefropatia da BK Virus.
Risultati ottenuti 3) Abbiamo analizzato il significato di modificazioni genomiche in una porzione della regione codificante le proteine capsidiche (porzione VP1 di 94 bp, corrispondente al loop BC utilizzato per la classificazione dei genotipi) di BK Virus isolata in soggetti portatori di trapianto renale con e senza nefropatia da BK Virus. La regione VP è stata amplificata in 68 urine, 278 campioni di sangue e 12 biopsie renali, da 8 pazienti con nefropatia da BK Virus e da 100 urine, 17 campioni di sangue e 3 biopsie renali di soggetti trapiantati senza nefropatia da BK Virus (utilizzati come controlli). E’ stata inoltre eseguita analisi di sequenza e le modificazioni amminoacidiche sono state identificate utilizzando il programma Expasy. Mutazioni di singole paia di basi sono state osservate nel 52% di urine, 21,2% di campioni di sangue e 29,4% di biopsie renali nei soggetti con nefropatia da BKV e nel 16,4% nelle urine dei soggetti di controllo. In questi ultimi non sono state identificate mutazioni ne in campioni di sangue ne delle biopsie renali. Le modificazioni amminoacidiche furono distribuite in modo eterogeneo nei campioni di entrambi i gruppi di pazienti. Si è tuttavia verificata una specifica mutazione, acido aspartico vs. asparagina, in tutti i campioni dell’unico paziente con nefropatia da BKV che ha sviluppato progressione clinica e isto-patologica di malattia. Poiché tale mutazione non è stata rilevata in nessun altro paziente ne nei soggetti del gruppo di controllo si suggerisce che questa specifica sostituzione possa aver giocato un ruolo nel peggioramento della nefropatia. E’ attualmente in corso una analisi completa della regione genomica VP1 per stabilire se modificazioni genomiche di altre regioni possano influenzare lo sviluppo e il decorso della nefropatia da BK Virus, in collaborazione con il laboratorio di medicina traslazionale della Facoltà di Medicina dell’Università do Milano.  
Collaborazioni in atto Prof. Kamel Khalili,
Department of Biology - Center for Neurovirology and Cancer Biology -
203 Biology-Life Sciences Building
Temple University
Philadelphia, PA 19122
USA

Prof. Raphael Viscidi,
Department of Molecular Microbiology and Immunology
Johns Hopkins University
Baltimora
USA 
Comunicazioni a congressi   
Pubblicazioni
Clarithromycin-resistance of Helicobacter pylori strains isolated from children gastric antrum and fundus as assessed by fluorescent in-situ hybridization and culture on four-sector agar-plates.
Presence and expression of JCV early gene large T Antigen in the brains of immunocompromised and immunocompetent individuals.
Latent human polyomavirus infection in pregnancy: investigation of possibile transplacental transmission.
Fallopian tube torsion and hematolsalpinx in a menopausal woman.
Complications post renal transplantation: literature focus on BK virus nephropathy and diagnostic tools actually available.